Ultima

L’Entella Come Piace a Noi

L’avevamo promesso. Che prima o poi ci saremmo superati.

Nell’arte dell’arrangiarsi di sicuro.

Ci divertiamo di più quando le cose sembrano impossibili.

Era soltanto una battuta fatta davanti ad una birra qualche tempo fa, invece eccomi qua a raccontare questa impresa che apre le porte a nuovi angoli di costa irraggiungibili da terra.

Sono cadute le nostre Colonne D’Ercole, non ci sarà anfratto che non potremo andare ad esplorare. Secche, anse, calette nascoste, si stava un po’ assopendo la fantasia e ci si rassegnava ad investire su tubolari e un motore, basta che galleggi, invece ancora non rinunciamo a puntare il dito sulla carta e dire “e che ci vuole abbiamo fatto di peggio”, anche perché di soldi per quei tubolari e un motore ancora non ce ne sono..

Non paghi di tutte le sfacchinate fatte in questi anni, con bombole e zavorra in spalla attraverso spiagge infinite per raggiungere la riva, nuotate in superficie di ore per risparmiare aria, magari controcorrente o con qualche onda scomoda, scogli pericolosi da cui scendere prima e da scalare poi, partenze all’alba per poter tornare a lavoro in tempo, notturne che finiscono il giorno dopo, abbiamo voluto esagerare.

Giuseppe ha due canoe appese al chiodo da parecchi anni, avendo un conto in sospeso con il relitto dell’Entella e la sua “maledizione”, la battuta fu scontata “Raggiungiamolo in canoa!…due gommoncini, di quelli da 10euro al centro commerciale, legati, ci buttiamo dentro le bombole e via, gli altri a piedi e a nuoto” ..detto.. fatto.

Come per tutte le cose però, fra il dire e il fare c’è di mezzo il…mare.

La giornata non promette certo bene, con tutte le cose da aggiustare prima di un’immersione ci mancavano soltanto le due canoe.. ci ritroviamo a Pirri, sono lì ma.. anni di pioggia le hanno dato un colorito innaturale, diciamo pure che si sperava ci fosse soltanto fango dentro.

Pietro dimentica a casa l’erogatore, Giovanna non ha le pinne.. bene. Pietro fugge a casa a recuperarlo e tornerà in moto .. maccu. Giovanna userà le mie di scorta, un po’ grandette per lei ma ci si arrangia con dei calzari che non sapevamo d’avere.

Possiamo partire e la mattina agostana si è già inoltrata, fa caldo, non c’è un filo di vento ed è ancora presto per rimanere bloccati nel traffico dell’orientale verso Villasimius. Arriviamo a Cann’e Sisa, una delle due calette di Torre delle Stelle che a iosa ormai vi ho descritto. Qui ci si rende conto che l’impresa è degna del suo epiteto, non abbiamo nemmeno una pompa per gonfiare i canottini.. il compressore per accendisigari made in china, sempre geniali nell’inventare cose inutili, sposta meno aria di una scoreggia, la pompetta per bimbi in dotazione al canottino non va bene nemmeno per fare fresco.. via di polmoni alternati con giramento di testa incluso!

E ci sentiamo tanto “cocco bello cocco fresco” a portare avanti indietro dalla riva alla macchina tutta quella roba.. la gente ci osserva incuriosita, alcuni ridono, altri non capiscono che intenzioni abbiamo.. una signora si irrita, si è svegliata alle 8 per conquistare la riva con l’asciugamano e Giuseppe le piazza la canoa a fianco…quando capisce che non ci dobbiamo prendere il sole dentro e che riavrà il suo metro quadro diventa gentilissima..

Giovanna è con noi da poco e già assaggia

il nostro andazzo..

le piace..credo..spero..

il nostro far le cose all’artigiana,

arrangiandosi con quei pochi mezzi che abbiamo.. son contento, d’altronde s’era capito subito,

dagli occhi a palla stile manga giapponese, quando ha immaginato che il nonsolodivingruppo immerge così.. a marolla! ;D Forse non immaginava che bisognava farsi il mazzo tanto per un’ora sott’acqua.. eheh..

Tutto è pronto, mettiamo in acqua le canoe, Giuse parte per primo, Pietro…. Pietro… oh.. Pietro… !?! ..Iniziamo bene, si è già rovesciato .. il problema è che ..se i gommoncini con         tutta l’attrezzatura si rovesciano in mare aperto..addio immersione..e attrezzatura!

Tra vedere e non vedere provvedo a gonfiare il mio Gav e ad assicurarlo di nascosto al traino..almeno io non perdo nulla! ..Egoista!

All’andata parte lui.. io farò il rientro e prendo il Nonsolodiving-Kangoo di Giuseppe per avvicinarci il più possibile alla Torre del Finocchio, là sotto l’Entella cercando di schivare i siluri dell’ubiquo sommergibile Safari andò ad incagliarsi nel ’43.. con Giovanna e Laura dobbiamo scendere per una scarpata di due-trecento metri di dislivello per raggiungere la caletta in cui aspettare i due canoisti.. quante volte l’ho già fatta con l’attrezzatura in spalla?

Ho perso il conto..e non voglio ricordare.

Li vediamo dall’alto ma non riusciamo a fare una foto decente.. che bello però… funziona!

Arrivano, sganciamo il rimorchio di Giuseppe e metto in salvo la mia attrezzatura tanto sudata! Pietro è un po’ indietro, troverà la scusa della corda lasca che lo rallentava.. se se..

Una volta a terra inizia la vestizione sugli scogli che in un attimo si dimostra degna di un’impresa.. il mare è piatto ma le grosse navi che si intravedono sfumare all’orizzonte lasciano dietro di se una risacca dispettosa.. siamo quasi pronti, sorrido mentre guardo le canoe sghembe sugli scogli e.. un fischio fortissimo.. d’istinto scappo.. è la bombola di Giovanna!

L’O-ring del primo stadio è andato “Ambarabà cicì cocò..” ..chi sale in macchina a prenderlo?? Giuse è scoppiato, Pietro è già sott’acqua, s’immerge sempre prima e ora ho scoperto perchè.. le ragazze.. suvvia ho capito.. prendo le chiavi e via con la muta in salita!

I polmoni scoppiano, dovrei sottolineare proprio quel passaggio sul manuale del subacqueo perfetto in cui si dice “mai fare sforzi intensi prima e dopo un’immersione”.. se se.. io in acqua ci vado lo stesso!

Risolto il problema impreco in nome della maledizione dell’Entella.. speriamo non infierisca di nuovo..

Si va.. tutto bene..anche la macchina fotografica funziona! E’ la volta buona..tranne per qualche piccolo fastidio per Laura, non compensa bene ed è un po’ accaldata da tutta quell’attesa, l’agitazione, la risacca, il caldo..è meglio scendere subito e dimenticare d’essere animali di terra.. Giuse e Pietro scendono con lei, io e Giovanna andiamo avanti dato che questo dovrebbe anche essere il suo esame, ci sarebbe da simulare la discesa dal gommone.. ok il gommone non c’è ma nuotare verso il largo finchè non trovi il relitto a 16 metri.. facciamo finta che sia lo stesso.. Giovanna è tranquilla e mi sta a fianco.. mi sento tanto “navigato” in questo momento! Incuto sicurezza dirà poi lei.. leccaculo! XD ..Ce n’è da imparare..

Segnali convenzionali.. i rottami son là.. e noi scendiamo dritti dritti sul carbone che alimentava quelle lamiere..

Giovanna sembra proprio a casa sua..unu pisci! Vuol dire che possiamo frugare la scena del delitto con tutta tranquillità avendo tutta la scorta d’aria a disposizione..

E’ un’immersione stupenda..ancora una volta devo rimandare a racconti precedenti la descrizione per non infierire..questa volta però mi allontano un po’ di più dallo scafo arrugginito e intrappolato da brandelli di rete di pescatore ignaro..andando verso il largo ci si rende maggiormente conto delle dimensioni originali dell’imbarcazione e del fatto che almeno metà è sparsa qua e là..tubi di scarico e prese d’aria credo..carbone..tanto carbone..sui 16 metri si sta benissimo e non voglio rientrare oggi, so che è tardi ma tutta quella fatica e..soltanto un’ora sott’acqua non mi soddisfa..!! Pazienza..

C’è il rientro verso riva che varrà come un’altra avventura.. salgo in canoa e ho tutto il tempo di guardarmi attorno e ripensare a quel blu..torno con Giuseppe ma parliamo poco, ci sono cose che vanno assaporate in silenzio…ce l’abbiamo fatta..potremo dire d’aver fatto anche questo.

Una bella foto di Pietro dall’alto ci farà sempre ricordare queste giornate fantastiche.

Mauro.

Ogliastra Diving

Isolotto D’Ogliastra – Secca Dell’Archetto – B26 Marauder

 

… Dopo tanto tempo… una stupenda uscita in gommone.

Soltanto nel preciso istante in
cui suona la sveglia, alle 5 del mattino, mi rendo conto che pur di immergere
siamo disposti a fare qualsiasi cosa. Non sento la stanchezza, ancora mezzo
addormentato e con movimenti e pensieri ormai istintivi, racimolo tutta
l’attrezzatura e carico la macchina. Ancora il sole non sorge.. ma riesce a
schiarire una notte passata ad aspettare il blu.. il freddo del maestrale pizzica
e si prepara a sferzare la costa sud.. ma non quella dove stiamo andando noi.
Arrivo da Giuseppe preciso come non mai, anche lui carica la macchina e a
momenti arrivano Andrea e Laura..

Pietro avrà il suo da fare con
l’idraulico! Giovanna ..sbrigati a prendere il brevetto!

Appuntamento all’Ogliastra
Diving per le 8.30 circa.. non vogliamo farci aspettare!

Due ore di macchina a sparare fesserie per non addormentarsi,
man mano che il sole sale ricorrono le intenzioni di magliette, simboli e
scritte, idee, aspettative, ma ancora non riusciamo a trovare il tempo per
farlo.. questo club.. l’impressione è che si farà da solo e di chi vorrà venire
con noi..

Mi serve l’octopus e smonto e
rimonto erogatori per buona parte del viaggio, almeno il tratto in rettilineo
per non arrivare a salire in barca con il mal di mare..sostituisco anche i
pezzi del “polpo” di Laura, cosa del tutto inutile dato che dimenticheremo
tutto sul sedile!

Fabiana ci viene incontro dall’hotel e ci presenta il suo
staff e la sede operativa! Tutti simpaticissimi.. ma prima di imbarcarci è
necessaria  una capatina al bagno! Le
bariste penso si ricorderanno del nostro arrivo minaccioso!

Via in spiaggia a caricare un
bestione giallo di 7,40 metri con un motore da 225cv .. Che bella sensazione, planare
sull’acqua e per giunta con un paesaggio unico.. superiamo la spiaggia della
Torre di Barì.. Punta Niedda, Teccu e le sue rocce laviche, ho imparato a
memoria le guide di Trainito che da poco ho svaligiato in libreria..e so che
quest’acqua scura cela un bel sifone .. mi piacerebbe esplorarlo in un’altra
occasione.. ora siamo diretti all’Isolotto d’Ogliastra, la secca dell’Archetto.
Per arrivarci dobbiamo superare ancora Cea e i suo faraglioni rossastri, che
non possono non far pensare ad Arbatax e dintorni..il lido di Orrì.. Porto
Frailis e Cala Moresca..

Ma eccola lì la nostra meta,
eccitati ci guardiamo intorno come bambini, per Laura è un mix di prime volte e
immagino le sensazioni.. la prima volta su un gommone.. la prima volta dal
gommone.. e un’immersione di questo tipo.. Ma sappiamo che Laura ha sangue
freddo e non si farà prendere
dall’emozione……………………………………………………
ahahaha! Non ho potuto conservarla!

Un parcheggio da manuale per
Fabiana.. stupisce per come tratta con noncuranza il bestione.. Assicurato alla
fonda finiamo di montare l’attrezzatura con un paesaggio intorno che ha
dell’incredibile.. l’isolotto è riparato dal golfo di Arbatax e Tortolì, fra
l’altro siamo in una secca sfiorata dalla rotta delle navi passeggeri che
lasciano la Sardegna,
di fronte si intravede Baunei.. riconosco Urzulei.. forse Villagrande Strisaili
o Talana.. tutti paesi che conosco bene.. impossibile non riconoscere
Pedralonga..la cengia Giradili.. Monte Ginnirco..e là dietro..non si vede ma lo
so..Cala Goloritzè..tutti posti attraversati in trekking indimenticabili.
Pareti bianchissime che per 200 e anche 300 metri finiscono a strapiombo sul
mare che di un verde azzurro così.. nemmeno se ne può parlare.. bisogna
vederlo.. E subito il mare diventa quello per antonomasia.

Con una capriola torno al
nostro.. azzurro.. siamo in acqua.. subito perdo il boccaglio, ma la corrente
increspa soltanto la superficie e rimane sul fondo.. lo recupero appena sceso..
sono già 9 metri.. Andrea scende senza problemi, nonostante qualche acciacco,
lascito di scazzottate nei bar quando da bambino si faceva duro di quelle 3 o 4
Ichnusa bevute tutte di fila.. (in realtà ha ancora la marca del pallone che
gli ha rotto il naso! Potevo dirlo?).. Fabiana è già giù con una compagna
d’immersione, il ragazzo rimane a far da barcaiolo, un genovese simpaticissimo
chiude e ..Giuse? .. e Laura? ..Non li trovo.. guardo su e.. stanno sulla cima!
Giuse cerca di tranquillizzare Laura che pare abbia qualche problemino di
compensazione ultimamente.. aspettiamo qualche minuto ma di più non è possibile
anche per via delle bombole da 12,5 litri .. ci raggiungeranno si spera..

L’immersione inizia quindi molto
tranquilla e l’adrenalina si sente eccome.. il fondale è ricoperto di alghe
verdi, su una franata granitica molto suggestiva, molte tane buie su cui mi
tratterrei volentieri .. in realtà l’immersione con un Diving è un bel po’
diversa da quelle a cui siamo abituati noi : sott’acqua ad oltranza finché non
finisce l’aria a disposizione ..superando spesso e volentieri l’ora
d’immersione.. Con un Diving bisogna sempre far i calcoli con subacquei di cui si
conosce poco e nulla per cui è necessario mantenere soglie di sicurezza..
quindi.. nessuna esplorazione spinta e si conserva l’aria per raggiungere l’archetto..
Molte guglie si alternano e il paesaggio è molto vario, purtroppo l’acqua è un
po’ torbida, immagino sia sempre così, per via del fiume che sfocia nel golfo
di Arbatax.. le leggere correnti poi spostano in fretta la sospensione, lo
confermano le splendide gorgonie rosse e gialle.. ma anche una bianca molto grande
e ramificata.. tutte appese ad un dito di granito.. nostro giro di boa.. siamo
a 22,3 metri.. e non me ne sarei accorto se non per via di una leggera corrente
che mi ha fatto riprender coscienza.. guardo il consumo, sono già a 100bar dopo 25minuti di
immersione.. mi dimentico per un attimo d’avere un 12,5litri sulle spalle e la
cosa mi agita un po’ avendo ancora “fresca” l’esperienza della Secca di Santa
Caterina a Villasimius che ancora mi solletica.. in un attimo mi
appoggio al fondo e mi rilasso.. Andrea vaga ignaro ma anche lui rimane con
100bar.. veloce sguardo agli altri e capisco che non siamo gli unici.. ok.. è
tutto normale!

Eccolo .. l’Archetto.. un po’ troppe le aspettative, ci
lascia un po’ interdetti ad un primo sguardo.. un arco di roccia molto comune
nell’oristanese ad esempio.. in realtà osservando bene si capisce che è pieno
di vita.. gorgonie gigantesche e coloratissime..ma non si può indugiare.. bisogna tornare..

Il rientro lascia un po’ l’amaro in bocca, tutto sembra esser trascorso in un attimo come spesso accade sott’acqua ma viene ripagato
da uno stretto passaggio fra due guglie verticali che portano lo sguardo fino
alla superficie.. Andrea si ferma ad osservare un branzino.. branchi di saraghi
ci riaccompagnano, tordi enormi ci seguono incuriositi..

Non posso purtroppo parlare dell’immersione di Giuseppe e
Laura che ritroviamo sulla cima, che pure hanno toccato i 18 metri nel
cercare di raggiungerci.. la visibilità non permetteva di ricongiungerci e non
si sono allontanati più di tanto.. ora hanno appena iniziato la risalita e ne
approfitto per frugare attorno.. poi tocca a me ma non uso la cima.. seguo i
consigli del Vyper.. evitando il sovraffollamento.. Nonostante possa apparire
un rientro mesto con Andrea siamo rimasti contenti dell’intera uscita così come
dell’immersione in se.. Tornerei volentieri con una consapevolezza del luogo e
potendo soffermarmi un po’ di più..

Risaliamo sul gommone e ..non è finita! Lasciandoci le
pareti a picco alle spalle riusciamo a convincere Fabiana per fare una capatina
all’aereo B26 Marauder .. insabbiato a 13 metri proprio di fronte alla spiaggia
di Barì.. non darò qui ulteriori indicazioni su dove trovarlo, dovrete
rivolgervi a lei per visitare il piccolo bombardiere di cui rimane ben poco..
Giuseppe scende a fare qualche video, io, Andrea e Fabiana rimaniamo in
superficie o scendiamo qualche metro in apnea per avere una visione più
chiara.. Ha un’apertura alare di una ventina di metri e rimangono i motori ..
non c’è la coda e l’intera sezione della cabina .. qualche rottame dirà
qualcuno.. che nel 43 volava.. aveva qualcuno a bordo.. e bombardava le coste
sarde allora insediate dai tedeschi e fascisti.. la stessa contraerea di
Arbatax lo abbattè .. Vite, momenti cruciali.. storia .. se lo si guarda così..
quel rottame.. non può non affascinare!

 

L’Archetto

Tempo Immersione : 42 min.

Profondità min / max : 8 / 22,3 metri

Temperatura : 25° C

Corrente : Leggera

Visibilità : circa 20 metri

 

Bombardiere B26 Marauder

Profondità : 13 metri

Punta Molentis

Crabonaxia è ancora la denominazione locale del
paese di Villasimius, Carbonara. E’ un nome che esplicita alla perfezione quel
che fu questo territorio per le genti che lo abitavano.. La materia prima per
produrre carbone abbondava. Questo era la Sardegna fin dai tempi dei romani. Una
Crabonaxia.

Con Regio Decreto del 1862, appena dopo l’unità
d’Italia per intenderci.. il nome di questo piccolo e isolato lembo di paradiso
divenne Villasimius. Le comunicazioni con il resto del mondo avvenivano
esclusivamente via mare, ancora non esistevano le strade per Cagliari. Le
imbarcazioni tornavano dalla città a Torre Vecchia cariche di commissioni dei
paesani. Quest’isola nell’Isola rimase tale fino a metà del 900, quando grazie ad una
rotabile di montagna si impiegava un’intera giornata per raggiungere questi posti
di cui soltanto il tempo, il vento e il mare s’erano presi cura. Contrafforti
di granito bianchissimo rendevano lucenti gli arenili e il mare, d’un blu che
non si dimentica, incornicia ancora queste terre selvagge.

Gli antichi dovevano averlo ben capito, gli
immancabili fenici nella spiaggia di Campus, già nel VII° sec. A.C. edificarono
su Is Cuccureddus. Cartaginesi, romani e spagnoli si susseguirono .. ma il mare
rimane ancora lì, sempre lo stesso, a custodirne il passaggio e i ricordi.

Noi siamo qui finalmente.. ce l’abbiam fatta. A
Punta Molentis. I resti di una cava rendono inequivocabile il significato del
nome. A dorso d’asino uno ad uno i massi di granito bianchissimo prendevano la
via del mare anche per finire a lastricare la strada che i cagliaritani
attraversano ignari infinite volte : via Roma.

Noi siamo qui, in area marina protetta.. Zona C
.. e possiamo immergere. L’attesa era tanta, da sempre volevo tornare in questi
luoghi che fin da bambino mi porto dietro. La fatica nel trasportare
l’attrezzatura fino agli scogli è ben ripagata dalla giornata che ci accoglie.
Il mare è piatto, d’un raro celeste, trasparente, un veliero sonnecchia in
rada. Che spettacolo dev’essere alzarsi all’alba e sapere che tutto quel
colore, almeno per quell’istante, è solo tuo.

Giuseppe, Laura ed io ci prepariamo sugli
scogli mentre una leggera brezza rende piacevole questo primo sole estivo.
Uscire in mare è un po’ un’impresa, ma si fa.. Giuseppe ha appena 120 bar in un
18 litri, basterà. Si scende e .. Mai così fummo rapiti da tale bellezza..
sembra di fluttuare nel vuoto.. l’acqua diventa aria .. e tutto il resto non
esiste. Un paguro sonnecchia al riparo d’una roccia con la sua attinia in simbiosi..
nonostante qui possano pescare soltanto i residenti è pieno di lenze
abbandonate.. potrebbe esser un problema per il .. ah ecco.. ci siamo
dimenticati del pallone boa, mi pareva d’esser troppo leggero! Giuse tira fuori
il suo d’emergenza, useremo quello per tutta l’immersione.. io prendo in
consegna la SeaLife..
e non finisco più di far foto.. le immancabili castagnole riempiono il blu e il
verde della posidonia, corvine enormi cernie e cerniotti sfilano con noncuranza
davanti a noi.. alcune si nascono in anfratti bui .. ma che con una pila
diventano distese di gialli parazohantus… si scende per sfiorare i 13 metri ma
sappiamo che non possiamo strafare se vogliamo doppiare la punta per uscire
dalla spiaggia.. rimaniamo alti perciò e qualche polpo e una murena danno
spettacolo in questo anfiteatro granitico dalle forme più fantasiose, nulla
hanno da invidiare a quelle lavorate dal vento, lassù. Ma in superficie è un
altro mondo. Oggi sembra lo sia un po’ meno perché pare cielo e mare visti da
sotto siano la stessa cosa. Una forma allungata attira la mia attenzione, mi
avvicino e ha l’aria d’esser un relitto incastonato fra le rocce.. un relitto
si.. ma di granito anch’esso. I colori esplodono in mare aperto. Un blu intenso
mi lascia senza fiato e a momenti scordo perfino di respirare.. rapito cerco di
fare qualche scatto .. oggi ne approfitto.. Laura vaga tranquilla, Giuseppe è a
metà e prende la via del ritorno dopo aver constatato dalla superficie che la
strada da fare è ancora tanta. Io sono partito con il pieno e posso
spassarmela, fare foto .. stupito del mio stupore ..andar un po’ più giù,..
dove la sagola del pallone d’emergenza non arriva.. mi dispiace per Giuseppe..
Vedrai, ci torneremo presto.. prima che la spiaggia si riempia, prima che
montino il baretto, allestiscano il noleggio pedalò, prima che bambini urlanti
e generatori di corrente lezzosi per trabiccoli da hot dog invadano questo
paradiso.. prima che ogni cespuglio diventi un bagno per gente che tutto questo
non lo vede neppure..giusto per rispondere al
”dov’eri?” degli amici.. Punta Molentis.. niente di che.

Vedrai.. torneremo presto.

Tempo immersione : 71 minuti

Temperatura : 15 °C

Profondità : 13 metri (per ora)

Luogo : Lasciatelo pulito.

www.nonsolodiving.it

Abbiamo deciso di metter su un piccolo Diario di Bordo sul sito.

Qualcosa di più di un “logbook” da sfogliare, qualcosa in cui annotare le nostre esperienze .. sensazioni.. impressioni.. divertimento, anche quando vento e mare grosso ce lo impediscono ..per cercare semplicemente di rendervene partecipi.

Se cosi facendo potessimo anche soltanto solleticare la vostra voglia di venir giù a vedere un altro mondo … Lì da sempre e sempre diverso .. potremmo ritenerci soddisfatti ..

Se proprio non riuscite a staccarvi dal cuscino .. saremo altrettanto contenti di sapere che per quel mondo avrete un occhio di riguardo in più.. proprio come noi lo rispettiamo.

16 Novembre 2008

(…Non è vero che Mauro è sempre in ritardo … e non è vero che è sempre colpa sua.. Anzi aspettava al Margine Rosso perché né Andrea né Laura né Giuseppe si son presi la briga di leggere i messaggi o le chiamate perse al cellulare…!!!!! )

..Eccoci insieme nella Nonsolodiving Car stracarica .. Manca Pietro .. e si sente …La mattinata non promette bene… è nuvoloso.. un po’ di maestrale e pioggia fanno dubitare della possibilità di uscire in mare… ma chi se ne frega, una caletta riparata la troviamo sempre ..la pioggia poi non ci spaventa, sempre d’acqua si tratta..

Ci si incontra a Settimo S.Pietro e da lì verso Villasimius .. Cala Regina reclama con le sue acque smeraldine .. ma proseguiamo fermandoci prima a Porto sa Ruxi, proprio sotto il villaggio uno scoglio affiorante da un po’ di tempo attira la nostra attenzione .. ma dobbiamo desistere.. troppa strada da fare con bombola in spalla.. Passando per Cava Usai che ci accoglie con onde da surf.. Arriviamo fino a Punta Molentis sperando ci si possa avvicinare alla spiaggia .. ma nulla .. una sbarra (siamo nel lembo più estremo dell’area marina protetta di Villasimius, zona C) pioggia e fango ci danno uno smacco.. Si torna indietro pensando che Laura non ha mai visto il Cristo a Genn’e Mari.. Torre delle stelle .. Ripieghiamo là, dove ormai conosciamo ogni roccia..forse.

Piove..parecchio.. ed è una bellissima sensazione.

Una mareggiata ha cambiato la morfologia, ci addentriamo fra gli anfratti di rocce granitiche plasmate prima dal vento e poi dall’acqua in forme che le rendono ..vive.

Lecce, scorfani, seppie e tutta la vita bentonica propria delle foreste di posidonia si manifesta.. i resti di una caccia recente .. gusci di cipree ripulite da qualche polpo..

Ecco il Cristo .. sempre là.. a fianco “il Cigno” … Abbiamo ancora aria sufficiente e decidiamo di proseguire nonostante l’acqua sia intorno ai 18 gradi.. fa freddino.

Si potrebbe dire che sott’acqua nulla è scontato .. e anche i posti che hai visto e rivisto serbano sempre delle sorprese o punti di vista diversi .. stupendi grottini infatti ci stupiscono, Pinnae nobilis giganti .. tappeti di Parazohantus .. Margherite di mare.. ricoprono tutto di un manto giallo .. passaggi stretti .. .. spugne, dentici e orate, addirittura qualche cerniotto..rendono il paesaggio davvero stupendo.

Rimane sempre una delle immersioni più semplici e più belle.. Lo sappiamo .. ci torneremo con occhi diversi e consapevoli.

Dati Immersione

Tempo : 74 minuti

Profondità Max : 10.2 metri

Temperatura Acqua : 18 °C

Luogo : Torre delle Stelle – Spiaggia Genn’e Mari – Cristo

14 Settembre 1979 …Ore 00.50 …


14 Settembre 1979 …Ore 00.50 …

00.33 Pilota : Elmas buongiorno da 0-12
Terra : 0-12 Buongiorno
00.33 Pilota : Buongiorno con Roma noi stimiamo tra un quarto d’ora e un ultimo… un ultimo vostro bollettino gradiremmo.
Terra : allora l’ultimo da’ pista 14 in uso vento 190°, 5.8 nodi, 7km.. Temporale senza precipitazioni, 2 C.B. 2000 sud est ovest dell’aeroporto tre cumuli duemila e cinque 2 altocumuli 8000 la temperatura e’ 19 la rugiada 19 la pressione 1017 passo
00.34 Pilota : Bene copiato grazie 1017. a risentirci piu’ tardi

00.45 Terra : Si trova un po spostato a ovest dell’aeroporto.
Pilota : Affermativo per evitare
Terra : Ok
00.46 Pilota : Vira inbound la 0-12
Terra : Ricevuto mi richiami con campo in vista
00.48 Terra : 0-12, Cagliari
00.49 Terra : 0-12, Cagliari
00.49 Terra : 0-12, Cagliari prova radio
00.50 Terra : 0-12, Cagliari

Silenzio Radio…

…Una palla di fuoco illuminò il cielo notturno reso ancor più plumbeo da nubi fittissime….

27 Vittime…più 4 componenti dell’equipaggio…

Non so cosa mi abbia riportato quassù per strana coincidenza il giorno dopo della commemorazione

dei defunti…macabra coincidenza…

Ho deciso all’ultimo di salire qua per far fare a Naila il battesimo “del bosco” ..si..

possiamo chiamarlo così… Ero curioso di cosa è capace un cane che ha la caccia per istinto…

Ho preso quel sentierino che risale il costone,proprio lo stesso che porta al “relitto” del DC9 ..

Non contavo di arrivarci, invece Naila quasi presa da un istinto primordiale mi ha portato su a 700

metri quota in meno di mezz’ora!!!

Mi ha stupito e non poco!!!! In un baleno siamo in cima dunque, da soli.. e trovarsi soli con un panorama mozzafiato davanti fa un certo effetto..

I rottami son dappertutto, prima un pezzo d’ala .. in lontananza ciò che resta della coda.. la fusoliera.. Croci, croci dappertutto..all’inizio il luogo ti prende per la sua generosità di spazio e di ampio respiro.. una gola stretta guida lo sguardo verso la raffineria di Sarroch che,vista da qua su, incornicia quasi a pennello queste creste.. Piano piano però si palesa la consapevolezza che quì son morte delle persone.. la solennità del posto prende il sopravvento. Quasi mi viene da pensare che fosse capitato in pieno giorno.. non sarebbe stato brutto .. sorvolare questo posto.. Ma era notte ..e nuvoloso..

Oggi pioviggina e qualche sprazzo di sole illumina a chiazze un mare placido..

Mi avvicino furtivo alla fusoliera per scattare qualche foto…il bosco inquieta un pochino e divento guardingo..prima

a destra e poi a sinistra..dietro.. quasi mi aspettassi qualche apparizione..nulla..silenzio.. è solo suggestione..

…Naila tira ..la lascio scorrazzare fra i rottami.. sperando di non doverla recuperare da

qualche spuntone ..

Nel frattempo scatto  ..e allibisco nel notare stupide e irrispettose scritte sulle

lamiere..

Un perzzo d’ala…un pezzo di fusoliera…la coda ..un motore… e la latrina…

E’ ora d’andare ..piove..lasciamo che il bosco custodisca ancora quei momenti.. Recupero Naila.. ma subito decido di lasciarla andare, in discesa tira troppo e rischio brutte scivolate.. mai l’avessi fatto..!!! Arriva una comitiva di fotografi spompati.. e Naila scappa.. impaurita.. non riesco a spiegarmi questa paura innata.. fatto sta che impiego un’ora di sali scendi continuo per il costone alla disperata ricerca di quelle chiazze marroni.. scendo quasi rassegnato a spiegare in casa di averla smarrita ..scopro di esserci davvero affezionato..  ma lei era là che mi aspettava.. con la coda fra le gambe.. sapeva che l’avrei rimproverata..

Facce Di…Bronzo.

Passa ormai il concetto che chi ostenta una faccia da culo si porti a braccetto la verità. Chi riesce ad imporre con strafottenza e non con motivazioni il proprio concetto ha immancabilmente ragione. Perfino quando viene smentito. Critiche costruttive vengono viste come attacco alla persona e non come stimolo a migliorarsi.

Insistere ..con un’evidente intenzione di gabbare tutti alla fine induce nell’interlocutore il dubbio… un dubbio che porta ad un riflessivo silenzio, considerato tacito assenso.

Questo siamo. Abbindolati. Continuamente.

Alla fine anche un ..benpensante..chi una coscienza ce l’ha e la usa per pulire quella degli altri si pone il dubbio : ” Ma allora.. son io in errore”.

Ecco quindi il revisionismo storico. Giustificati perchè plasmati e cresciuti da dottrine fasciste i poveri repubblichini. Ignari dei loro massacri perchè in buona fede. A 60 anni da quegli eventi anora non si fanno i conti la VERITA’ . Ognuno ha la sua. E con essa si giustifica. Un pò come un bimbo che si mangia la merenda e nasconde la carta..

Il Papa a Cagliari. Il primo ministro atterra qualche minuto prima per fregarsi gli applausi. si avvicina al “popolo” sorridente stringe mani .. il Papa no. Antipatico. Milioni di euro fioccano su un seminario semisconosciuto, qualcuno alla città per spostare 6000 cassonetti e un pino lì da secoli ma di troppo. Agli ospedali e ai malati basta una carezza di Sua Santità. Già.. Sua. La Nostra Signora di Bonaria è rappresentata da una statua in legno di carrrubo. Che ci fa una barchetta d’oro massiccio tempestata di diamanti fra le sua mani??? Contraddizioni. Vengono rinngraziati in pubblico Letta, il sindaco Floris e Berlusconi… Perchè Soru no? ..Politica. Servono politici cattolici .. Ma come? Mastella.. Andreotti?? Non bastano? Si sa la religione è l’oppio dei pov…popoli poveri.. Oppio..ovvero PAPAver Somniferum..!!!!!!!!!!!! (Sonnifero del Papa N.d.r) ..Paracelso lo(la) prescriveva per Tosse, Diarrea e disturbi colici. Fate un pò voi.

Facce di bronzo. Nel salvare Alitalia nasce una seconda holding di imprenditori che comprano i servizi “buoni” ..noi ci pagheremo con le accise tutti i debiti rimasti.. assieme ai danni causati in Abissinia che ancora stiamo pagando. Alitalia si salva con 4000 licenziamenti .. e senza certezza alcuna per i contratti di chi rimane.. precario a vita. Vincono gli imprenditori..perchè chi compra fa anche il prezzo.

Facce di bronzo. Perchè piace secondo i sondaggi la nuova rigorosa scuola della Gelmini, laureata al sud perchè là si che si trova lavoro.. (o perchè non passava l’esame di stato a Brescia?) 150000 tagli .. e milioni di bambini ignoranti .. ma il popolo ignorante lo si governa meglio.. cosi da poter sparare balle in tv e non avere di fronte nessuno capace di contraddire.. questo è un filo conduttore comume.

Si sa..si legge.. si parla.. tutti sanno e vedono .. Ma lui vince .. vince sempre. Ma quanto spende per farlo?

Perchè all’italiano piace la facccia di bronzo. L’esser furbi è considerata intelligenza.

L’italiano è già ignorante.

L’italiano è falso.

L’italiano è razzista.

L’italiano è “mors tua vita mea”.

In 15 anni hanno avuto il tempo di allevare una generazione.. meschina e subdola.. strafatta di oppio e addormentata. Ho paura.. che non ci sarà un bel principe azzurro a svegliarci dall’incubo.. ma un nuovo Papa Re..magari un pò più basso e con la bandana anzichè la tiara.

 

Non sapremo mai la verità se non la loro.

Andiamocela a prendere.

La conoscenza è l’arma.

 

 

Facce di Bronzo.

 

 

Procurad’e Moderare Barones Sa Tirannia

Cercate di moderare, Baroni, la tirannia, altrimenti, per la mia vita,tornate con i piedi a terra! Dichiarata è la guerra contro la prepotenza,e comincia la pazienza nel popolo a venir meno. Badate che si sta levando contro di voi l’incendio ; badate che non è un gioco, che la cosa diventa realtà ; badate che non è un gioco,la minaccia di un temporale ; gente mal consigliata, ascoltate la mia voce. Smettete di usare lo sprone col povero ronzino, altrimenti a metà strada s’inalbera imbizzarrito ; badate che è stanco e magro e non ne può più, alla fine gambe all’aria getterà basto e cavaliere. Il popolo che in un profondo letargo era sepolto, finalmente si è destato e si accorge di essere incatenato, di pagare le conseguenze della sua antica indolenza : feudo, legge nemica di ogni buona filosofia. Come se si trattasse di una vigna o di una tanca, un campo hanno ceduto i villaggi, gratis o a buon mercato, come un gregge di pecore uomini e donne coi loro figli hanno venduto. Per poche migliaia di lire e talvolta per niente, eternamente schiave tante popolazioni, e migliaia di persone sono schiave del tiranno. Povero genere umano, povero popolo sardo! Dieci o dodici famiglie hanno spartito fra loro la Sardegna, in modo indegno se ne sono impossessate ; hanno diviso i villaggi nella buia e cieca antichità : però attualmente si pensa di porvi rimedio. Il sardo nasce assoggettato a mille obblighi ; tributi e tasse che versa al signore, in bestiame e grano, in danaro e in natura, e paga per il pascolo, e paga per lavorare la terra. Molto prima dei feudi esistevano i villaggi, ed erano loro a possedere boschi e campi. Com’è che a voi, Baroni, è passata l’altrui proprietà? Colui che ve l’ha data non ve la poteva dare. Non è pensabile che deliberatamente la povera gente abbia rinunciato alle sue proprietà; il titolo ergo è sinonimo di irregolare appropriazione, e i villaggi hanno ben ragione di impugnarlo. Inizialmente le tasse almeno esigevate limitate, poi esse sono andate aumentando giorno per giorno, in modo che con la loro crescita siete diventati ricchissimi, in modo che nello sperpero abbandonavate ogni economia. E’ inutile che parliate di proprietà di antica data; minacciando la galera, punizione e pene, ceppi e catene, i poveri ignoranti, diritti esorbitanti avete costretto a pagare. Almeno impiegaste le sostanze per mantenere la giustizia, castigando la malvagità dei delinquenti locali; almeno così un po’ di sollievo gli onesti avrebbero avuto, avrebbero potuto andare e venire sicuri, per la strada. Questo è l’unico fine delle tasse e dei diritti, che sicuri e tranquilli si viva sotto la legge, ma di ciò ci priva il barone per avarizia nelle spese per la giustizia, solo lì fa economia. Il primo che si presenta si nomina ufficiale, faccia bene o male, purchè non chieda salario : procuratore o notaio, cameriere o lacchè, bianco o nero, è adatto per governare. Basta che si adoperi per incrementare la rendita, basta che soddisfi la borsa del Signore ; che aiuti il fattore a riscuotere velocemente, e se vi è qualche renitente, che lo sappia pignorare. Come se fosse il Feudatario talvolta governa il cappellano i villaggi con una mano e con l’altra la dispensa. Feudatario, pensa che non hai i vassalli solo per aumentare i tuoi beni, solo per scorticarli. Il patrimonio e la vita per difenderli, il paesano, con la armi in mano occorre che stia notte e giorno ; data che deve essere così, perchè tanti tributi? Se essi non danno alcun frutto è una pazzia pagarli. Se il Barone non fa il suo dovere, vassallo, da parte tua non hai obblighi alcuni ; i diritti che ti ha sottratto in tanti anni passati, sono denari rubati e te li deve restituire. Le rendite servono soltanto per mantenere amanti, per carrozze e livree, per servizi inutili, per alimentare i vizi, per giocare a bassetta, e poter gli istinti sessuali sfogare fuori di casa. Per poter avere piatti quindici e venti a tavola, affinché possa la marchesa andare sempre in portantina, la scarpa stretta, poverina, la fa zoppicare, le pietre pungono troppo e non può camminare. Solo per una lettera il vassallo, poveretto, fa giorni di strada a piedi, senza compenso, mezzo scalzo e nudo, esposto alle intemperie, eppure ha pazienza, eppure deve tacere. Ecco come si impiegail sudore dei poveri! Come, Eterno Signore, sopportate tanta ingiustizia? Voi, divina Giustizia, ponete rimedio alle cose, voi rose dalle spine, solo Voi potete far nascere. O poveri dei villaggi, lavorate, lavorate, per mantenere in città tanti stalloni, a voi lasciano la paglia, loro prendono il grano, e pensano mattina e sera soltanto ad ingrassare. Il Signor Feudatario si alza alle undici : dal letto alla tavola, dalla tavola al gioco ; e dopo, per svago, va a cicisbeare fino al tramonto teatro, balli, allegria. Quanto diversamente passa il tempo il vassallo! Prima dell’aurora è già in campagna, vento o neve nella montagna, sole ardente in pianura, o poveretto, come può resistere tanto? Con la zappa e con l’aratro lotta tutto il giorno, verso mezzogiorno si ciba solo di pane, viene trattato meglio il cane del Barone, in città, se è di quella razza che solitamente portano in tasca. Temendo che si ricreino disordini tanto grandi, con intrighi e inganni le Corti hanno impedito ; e hanno disperso i patrizi più zelanti, dicendo che erano petulanti e contrari alla Monarchia. A coloro che in favore della patria hanno lottato, che hanno impugnato la spada per la causa comune, o una fune al collo, meschini, volevano mettere, o come Giacobini li volevano massacrare. Però il cielo ha difeso i buoni in modo evidente ha atterrato il potente, ed esaltato gli umili. Iddio, che si è dichiarato in favore della nostra patria, da ogni vostra minaccia egli ci salverà. Perfido feudatario! Per interesse personale un protettore dichiarato Sei dei piemontesi : con loro ti accordasti con molta facilità, lui mangia in città, e tu in paese, a gara. Era per i piemontesi una cuccagna, la Sardegna : come la Spagna nelle Indie essi si trovavano qui ; ci alzava la voce perfino un cameriere ; o plebeo o cavaliere, il sardo si doveva umiliare. Loro dalla nostra terra hanno portato via milioni, venivano senza pantaloni e ripartivano gallonati. Mai fossero venuti che ci hanno bruciato tutto! Maledetto il paese che crea una simile razza. Loro qui incontravano matrimoni vantaggiosi, per loro erano gli impieghi, per loro erano gli onori, le maggiori dignità di chiesa, toga e spada : e al sardo restava una fune per impiccarsi. Ci mandavano i peggiori per castigo e pena, con salario e pensione, con impiego e con patente. A Mosca gente simile la mandano in Siberia, ma per farla morire di miseria, non per governare. Intanto nella nostra isola numerosi giovani il talento, muniti di virtù, li lasciavano nell’ozio ; e se ne impiegavano alcuno cercavano il più tonto, perché a loro conveniva trattare con gente stupida. Se in lavori subalterni qualche sardo faceva progressi, per fare regali non gli bastava metà salario, inviare si dovevano cavalli di razza a Torino, e casse di buon vino, Cannonau e Malvasia. Garantire al Piemonte la nostra argenteria e l’oro è del loro governo la massima fondamentale. Del regno sardo, vada bene o male, a loro non importa nulla, anzi credono che non sia conveniente lasciarlo prosperare. Hanno rovinato l’isola questa razza di bastardi, i privilegi sardi che li hanno portati via ; hanno rubato dagli archivi i documenti più importanti, e come scritti inutili li hanno fatti bruciare. In parte, di questo flagello, Dio ci ha liberati, i sardi hanno cacciato questo odioso nemico e tu sei suo amico, indegno barone sardo ; e tu ti adoperi per farlo ritornare! Per questo, sfacciatamente, preghi per il Piemonte. Falso! Che hai in fronte Il marchio del traditore, tue figlie tanto onore fanno al forestiero, anche se fosse un lavagabinetti, purchè non sia sardo. Se per caso vai a Torino là devi baciare i piedi al Ministro, e ad altri il…già mi capisci, per ottenere ciò che chiedi vendi la tua patria, e forse cerchi nascostamente di screditare i Sardi. Lì lasci la borsa, e ritorni con in premio una croce sul petto, una chiave sul sedere : per costruire la caserma hai distrutto la casa, e hai guadagnato il titolo di spia e traditore. Il cielo non lascia sempre trionfare il male ; il mondo deve porre rimedio alle cose che vanno male ; il sistema feudale non può durare molto, il vendere per denaro i popoli, deve terminare. L’uomo che l’impostura aveva già degradato, pare che all’antica dignità voglia tornare nuovamente : pare che il suo rango l’umanità rivendichi…sardi miei, svegliatevi e seguite questa guida. Questa, popoli è l’ora di estirpare gli abusi! A terra i cattivi usi, a terra il dispotismo! Guerra, guerra all’egoismo! E guerra agli oppressori, questi tiranni di poco valore bisogna umiliarli. Se no qualche giorno a morsi vi taglierete il dito, ora che l’ordito è gettato a voi tocca a tessere ; badate che poi può essere tardivo il pentimento ; quando il vento è favorevole bisogna trebbiare.

La Grotta Dei Baci

Eccomi di nuovo qui a raccontarvi un’altra storia, un’altro luogo, lo stesso mare.

Dopo tanto tempo Laura riprende confidenza con muta ed erogatore, è nervosa e il viaggio lo passa contorcendosi sul sedile come in preda ad un mal di pancia.. Giuse ed io cerchiamo di tranquillizzarla ma chissà se avrà effetto.. Un’ora e mezzo di macchina è l’ideale per pensarci un pò troppo. Direzione Porto Pino, finalmente, Punta Menga o Punta Candiani, in nome dell’Ammiraglio Candiani che negli anni della seconda guerra mondiale era di istanza fra questi anfratti per difendere la costa da eventuali attacchi.. In verità il promontorio che guarda alle bianchissime dune di porto pino ha una storia ben più antica fatta di una Torre Costiera spagnola del 700,.. e probabilmente di un nuraghe considerato il ritrovamento di ossidiana lavorata..

Il solo sapere che ogni angolo di questa terra ha una sua storia che si perde nei tempi mi lascia addosso ancor di più la voglia di scoprirne le sfumature..

Ci sono già stato quasi per caso in un giorno d’estate, avevo preso pinne e maschera e da solo mi ero tuffato da Porto Pineddu .. preso dal fondale non mi sono accorto che avevo doppiato il capo di Punta Menga, le rocce sono particolarissime, di un’arenaria compatta ma che il mare lavora come meglio crede lasciando anfratti e cunicoli in cui infilare lo sguardo in cerca di vita.. Arriviamo a Porto Pino e prendiamo la stradina che risale il promontorio oltre il porticciolo, una strada mal pietrata ci conduce in un’antica pineta di Pino D’Aleppo.. Arrivati al piazzale già pregustiamo il fondale ancora misterioso. Prepariamo l’attrezzatura sulla riva di una spiaggetta tutta ciottoli, la gente ci guarda curiosa come sempre e con un pò d’invidia.. si chiacchera con un pescatore che ha pensato bene di ripulire il fondale d’ogni forma di vita..perlomeno quella che è riuscito a scovare..

Non voglio esser polemico..mi da proprio fastidio.. gli stessi “pescatori della domenica” si lamentano per la mancanza di pesce.. ma se anzichè rastrellare i fondali, pescare polpi grandi quanto una mano e pesci ancor più piccoli, lasciassero “riposare” il mare ne godremmo tutti.. Sconsolato mi immergo e aspetto che anche Giuse e Laura siano pronti.. Qualche problemino di compensazione ma subito risolto e poi giù.. verso la Grotta Dei Baci.. non chiedetemi perchè si chiama cosi.. non lo so..ma posso immaginarlo!!!!

Speranzoso di riuscire a notare qualche forma artificiale frugo qua e là.. questi fondali nascondono àncore e fasciame di antiche navi fenicie.. ma anche relitti del medioevo .. nulla di tutto questo però mi si presenterà di fronte.. è un labirinto di rocce ed anfratti per lo più spogli.. ma che incuriosiscono per le loro forme e grotte nascoste..mi ci infilo con la pila .. sembra che i pesci abbiano messo le ali.. Risalgo per capire che direzione abbiamo preso .. e.. mi ritrovo proprio sopra la testa dei ragazzini che vorrebbero tuffare.. si.. ci siamo.. la grotta dei baci è questa.. ridiscendo e l’ombra della volta oscura l’acqua.. ormai mi son reso conto di quanto quest’effetto mi inquieti poco.. anzi.. mi attira.. quasi ipnotizzato da quell’oscurità le vado incontro.. l’acqua si placa e l’infrangersi delle onde in superficie lascia il posto al silenzio che quel ventre di roccia riesce a nascondere..è spoglia.. come ogni grotta.. mi avventuro in avanti cercandone la fine .. è buio e non penso alla boa sub che potrebbe trattenermi .. no mi segue ..quindi dalla superficie alla volta deve esserci spazio sufficiente per emergere.. procediamo tutti insieme e anche Laura, non mostra d’essere agitata.. anzi assorta.. appena due metri d’acqua e decido di risalire a guardare la volta.. in realtà niente di speciale ma di sicuro effetto.. mi reimmergo e un’infinità di minuscoli pesci rendono l’acqua torbida quasi pensavo che fosse della sospensione..

Usciamo.. un pò delusi un pò soddisfatti.. Giuse lascia Laura libera di scorrazzare al rientro ..io mi allontano un pò verso il largo cercando di scoprire altri segreti di quelle rocce lavorate dalle onde e dalle correnti.. più in là il fondale scende sui 20 metri ma per oggi può bastare.. e lascio alla fantasia quel che gli occhi vorrebbero avere.

Solanas e La Luna

Un guizzo.. Voglia di scrivere.. di raccontare.. tante cose. La voglia è sempre la stessa, quella che ci accompagna ogni volta che imbracciamo due bombole maschera e pinne.. Ora che sono ispirato racconterei tante di quelle cose..Un paio di tuffi di cui avrei voluto rendervi partecipi.. invece mi soffermo su quel mare nero, su due amici che fanculo al mondo arrivano a Solanas per le 9 di sera, la luna è già alta, enorme, bianchissima, si specchia su quel deserto d’acqua ma che deserto non è..

Dei bambini incuriositi dal nostro armeggiare si avvicinano lasciando i loro giochi per chiedere come funziona questo o quello..Fa piacere spiegare una passione a chi ti ascolta con occhi trasognati ed interessati..Chi meglio di loro può farlo.. incondizionatamente affascinati da ogni novità che il quotidiano tende a farti perdere.

Inauguro la mia Lumen 6 ..la mia sola arma subacquea per inseguire e stanare colori segreti che la notte e non solo nasconde. In un attimo siamo pronti.. cerniera stagna di Giuse a parte e il solito groviglio della sagola per il pallone segnasub.. Onde s’infrangono in riva accompagnando quest’oscuro silenzio, le rocce prendono forma sotto quell’unica luce riflessa, un pò inquietano, come inquieta la consapevolezza di entrare in un mondo non tuo, la notte e non sapere cosa aspettarti.. Già perchè l’incognita non è soltanto la direzione da non perdere per nessuna ragione al mondo.. ma anche cercare un qualcosa che non si vede.

Ripassatina di segnali d’emergenza e ..Si va.. e luce fu.. l’acqua è caldissima.. 24 gradi.. non sembra nemmeno di starci.. una leggera corrente dovuta alle onde che un blando maestrale non riesce a far agitare e poi più nulla una volta superati i tre metri.. il tragitto è lungo mi ricordo.. l’abbiamo fatto in pieno giorno e il fondale rimaneva basso e spoglio per un bel tratto.. Infatti la passeggiata diventa presto attesa, nessun movimento incrocia le nostre pile, un pò di delusione, ma sappiamo già che una volta là avremo di che stupirci..

Colori accesi s’illuminano dal buio e compaiono i primi scorfani,pesci re, pieno.. non si può metter mano sul fondo senza rischiare di finirci sopra..

..un guizzo fulmineo attira la nostra attenzione e d’un tratto capiamo d’essere già sugli 8 metri inseguendolo fra le rocce..Era una murena, abbastanza grossa sicuramente a caccia.. non la disturbiamo seppure stia a pochi metri da noi..una foto basta e avanza.. Ciuffi di posidonia immobili rendono l’ambiente cupo e tetro, la franata di rocce lascia ampi spazi e anfratti che castagnole e re di triglia hanno adibito a riparo momentaneo…Scorfani.. dappertutto.. d’un tratto la pila di Giuse si spegne per riaccendersi subito.. nessun problema.. sollevo il braccio per illuminare più in là.. e una strana sensazione mi avvolge, mi sento quasi osservato.. pur essendo io l’esploratore.. in avanti nulla.. d’istinto mi giro indietro.. nulla.. sulle rocce nulla.. verso il largo.. … Occhi.. Occhi dappertutto.. Pesci minuscoli riempiono il buio riflettendo la luce.. un’anfiteatro immobile .. dormivano sicuramente.. ma vallo a sapere se poi non gli piace lo spettacolo e tutti insieme decidono d’assalirci.. eheh.. esagerato..

..Un Paguro enorme con l’attinia sul dorso.. incazzato come una lince per avergli rovinato qualche agguato ci minaccia con delle chele giganti.. è sicuramente  il più grande che ho visto finora, qualche foto e lo lasciamo in pace.. Nemmeno il tempo di girarci che una nuvola d’inchiostro tradisce la paura d’un polpo .. prende il largo .. Giuse lo segue, ma questo gioco richia di diventare una trappola perdendo di vista la franata di rocce. Non lo seguo e faccio da caposaldo per mantenere l’orientamento, dopo scoprirò che Giuse contava su questo.. O.o’

Arriviamo agli undici metri.. e siamo già in acqua da 60 minuti senza accorgercene.. è proprio il caso d’invertire la rotta e lasciare quegli occhi sempre intenti ad osservarci.. con curiosità frugo qua e là e m’accorgo d’un granchio.. non è solo.. è un granchio facchino.. sono soliti “staccare” l’attinia dalla roccia, caricarsela sul dorso e darle un passaggio chissà dove.. Sempre un’attinia spunta da delle alghe morte sul fondo.. Vita. Tutto è movimento..

Per tutta l’immersione non m’è parso nemmeno di respirare quanto ero assorto ad osservare.. E’ bellissimo uscire dall’acqua e trovare la luna piena ancora alta.. i suoi effetti li scopriamo trovando la riva qualche metro più alta. Bassa marea.

Altre immersioni degne di nota hanno preceduto questa.. rimarranno mie in attesa di riviverle.

Buona Vita.

L’Elogio Del Quieto Vivere

Un amico mi ha raccontato ieri una “barzelletta” … Già… barzelletta… Ma quanto mi piacerebbe… Qui ve la riporto non so quanto fedelmente…

…Un pescatore si riposava sotto un albero dopo essersi goduto il frutto del suo pescato, giusto quel che gli bastava per soddisfarlo per il pranzo…

…Per caso passa di lì un imprenditore….ovvia non fate rifermenti scontati per favore… che gli dice :

“Oh ma che fai?” Pescatore : “mi riposo…” Imprenditore “ma come? Perchè stai qui ad oziare .. cosa mangi domani? Tu che sei bravo e hai l’esperienza potresti sfruttarla … pescare oggi anche per domani… vendere il pesce in più… in modo che pian piano racimoli un gruzzolo .. ti compri una barca per andare in alto mare e pescare più pesce e venderne altrettanto…a quel punto non ti servirà più andare a pescare…ti comprerai una flotta di pescherecci e ci sarà chi lo farà per te..stai scherzando?”

Pescatore “E perchè dovrei farlo?”

Imprenditore “Potrai riposarti dopo”

Pescatore “Perchè………Cosa sto facendo?”.

La disarmante semplicità delle cose.

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