L’avevamo promesso. Che prima o poi ci saremmo superati.
Nell’arte dell’arrangiarsi di sicuro.
Ci divertiamo di più quando le cose sembrano impossibili.
Era soltanto una battuta fatta davanti ad una birra qualche tempo fa, invece eccomi qua a raccontare questa impresa che apre le porte a nuovi angoli di costa irraggiungibili da terra.
Sono cadute le nostre Colonne D’Ercole, non ci sarà anfratto che non potremo andare ad esplorare. Secche, anse, calette nascoste, si stava un po’ assopendo la fantasia e ci si rassegnava ad investire su tubolari e un motore, basta che galleggi, invece ancora non rinunciamo a puntare il dito sulla carta e dire “e che ci vuole abbiamo fatto di peggio”, anche perché di soldi per quei tubolari e un motore ancora non ce ne sono..
Non paghi di tutte le sfacchinate fatte in questi anni, con bombole e zavorra in spalla attraverso spiagge infinite per raggiungere la riva, nuotate in superficie di ore per risparmiare aria, magari controcorrente o con qualche onda scomoda, scogli pericolosi da cui scendere prima e da scalare poi, partenze all’alba per poter tornare a lavoro in tempo, notturne che finiscono il giorno dopo, abbiamo voluto esagerare.
Giuseppe ha due canoe appese al chiodo da parecchi anni, avendo un conto in sospeso con il relitto dell’Entella e la sua “maledizione”, la battuta fu scontata “Raggiungiamolo in canoa!…due gommoncini, di quelli da 10euro al centro commerciale, legati, ci buttiamo dentro le bombole e via, gli altri a piedi e a nuoto” ..detto.. fatto.
Come per tutte le cose però, fra il dire e il fare c’è di mezzo il…mare.
La giornata non promette certo bene, con tutte le cose da aggiustare prima di un’immersione ci mancavano soltanto le due canoe.. ci ritroviamo a Pirri, sono lì ma.. anni di pioggia le hanno dato un colorito innaturale, diciamo pure che si sperava ci fosse soltanto fango dentro.
Pietro dimentica a casa l’erogatore, Giovanna non ha le pinne.. bene. Pietro fugge a casa a recuperarlo e tornerà in moto .. maccu. Giovanna userà le mie di scorta, un po’ grandette per lei ma ci si arrangia con dei calzari che non sapevamo d’avere.
Possiamo partire e la mattina agostana si è già inoltrata, fa caldo, non c’è un filo di vento ed è ancora presto per rimanere bloccati nel traffico dell’orientale verso Villasimius. Arriviamo a Cann’e Sisa, una delle due calette di Torre delle Stelle che a iosa ormai vi ho descritto. Qui ci si rende conto che l’impresa è degna del suo epiteto, non abbiamo nemmeno una pompa per gonfiare i canottini.. il compressore per accendisigari made in china, sempre geniali nell’inventare cose inutili, sposta meno aria di una scoreggia, la pompetta per bimbi in dotazione al canottino non va bene nemmeno per fare fresco.. via di polmoni alternati con giramento di testa incluso!
E ci sentiamo tanto “cocco bello cocco fresco” a portare avanti indietro dalla riva alla macchina tutta quella roba.. la gente ci osserva incuriosita, alcuni ridono, altri non capiscono che intenzioni abbiamo.. una signora si irrita, si è svegliata alle 8 per conquistare la riva con l’asciugamano e Giuseppe le piazza la canoa a fianco…quando capisce che non ci dobbiamo prendere il sole dentro e che riavrà il suo metro quadro diventa gentilissima.. 
Giovanna è con noi da poco e già assaggia
il nostro andazzo..
le piace..credo..spero..
il nostro far le cose all’artigiana,
arrangiandosi con quei pochi mezzi che abbiamo.. son contento, d’altronde s’era capito subito,
dagli occhi a palla stile manga giapponese, quando ha immaginato che il nonsolodivingruppo immerge così.. a marolla! ;D Forse non immaginava che bisognava farsi il mazzo tanto per un’ora sott’acqua.. eheh..
Tutto è pronto, mettiamo in acqua le canoe, Giuse parte per primo, Pietro…. Pietro… oh.. Pietro… !?! ..Iniziamo bene, si è già rovesciato .. il problema è che ..se i gommoncini con tutta l’attrezzatura si rovesciano in mare aperto..addio immersione..e attrezzatura!
Tra vedere e non vedere provvedo a gonfiare il mio Gav e ad assicurarlo di nascosto al traino..almeno io non perdo nulla! ..Egoista!
All’andata parte lui.. io farò il rientro e prendo il Nonsolodiving-Kangoo di Giuseppe per avvicinarci il più possibile alla Torre del Finocchio, là sotto l’Entella cercando di schivare i siluri dell’ubiquo sommergibile Safari andò ad incagliarsi nel ’43.. con Giovanna e Laura dobbiamo scendere per una scarpata di due-trecento metri di dislivello per raggiungere la caletta in cui aspettare i due canoisti.. quante volte l’ho già fatta con l’attrezzatura in spalla?
Ho perso il conto..e non voglio ricordare.
Li vediamo dall’alto ma non riusciamo a fare una foto decente.. che bello però… funziona!
Arrivano, sganciamo il rimorchio di Giuseppe e metto in salvo la mia attrezzatura tanto sudata! Pietro è un po’ indietro, troverà la scusa della corda lasca che lo rallentava.. se se..
Una volta a terra inizia la vestizione sugli scogli che in un attimo si dimostra degna di un’impresa.. il mare è piatto ma le grosse navi che si intravedono sfumare all’orizzonte lasciano dietro di se una risacca dispettosa.. siamo quasi pronti, sorrido mentre guardo le canoe sghembe sugli scogli e.. un fischio fortissimo.. d’istinto scappo.. è la bombola di Giovanna!
L’O-ring del primo stadio è andato “Ambarabà cicì cocò..” ..chi sale in macchina a prenderlo?? Giuse è scoppiato, Pietro è già sott’acqua, s’immerge sempre prima e ora ho scoperto perchè.. le ragazze.. suvvia ho capito.. prendo le chiavi e via con la muta in salita!
I polmoni scoppiano, dovrei sottolineare proprio quel passaggio sul manuale del subacqueo perfetto in cui si dice “mai fare sforzi intensi prima e dopo un’immersione”.. se se.. io in acqua ci vado lo stesso!
Risolto il problema impreco in nome della maledizione dell’Entella.. speriamo non infierisca di nuovo..
Si va.. tutto bene..anche la macchina fotografica funziona! E’ la volta buona..tranne per qualche piccolo fastidio per Laura, non compensa bene ed è un po’ accaldata da tutta quell’attesa, l’agitazione, la risacca, il caldo..è meglio scendere subito e dimenticare d’essere animali di terra.. Giuse e Pietro scendono con lei, io e Giovanna andiamo avanti dato che questo dovrebbe anche essere il suo esame, ci sarebbe da simulare la discesa dal gommone.. ok il gommone non c’è ma nuotare verso il largo finchè non trovi il relitto a 16 metri.. facciamo finta che sia lo stesso.. Giovanna è tranquilla e mi sta a fianco.. mi sento tanto “navigato” in questo momento! Incuto sicurezza dirà poi lei.. leccaculo! XD ..Ce n’è da imparare..
Segnali convenzionali.. i rottami son là.. e noi scendiamo dritti dritti sul carbone che alimentava quelle lamiere..
Giovanna sembra proprio a casa sua..unu pisci! Vuol dire che possiamo frugare la scena del delitto con tutta tranquillità avendo tutta la scorta d’aria a disposizione..
E’ un’immersione stupenda..ancora una volta devo rimandare a racconti precedenti la descrizione per non infierire..questa volta però mi allontano un po’ di più dallo scafo arrugginito e intrappolato da brandelli di rete di pescatore ignaro..andando verso il largo ci si rende maggiormente conto delle dimensioni originali dell’imbarcazione e del fatto che almeno metà è sparsa qua e là..tubi di scarico e prese d’aria credo..carbone..tanto carbone..sui 16 metri si sta benissimo e non voglio rientrare oggi, so che è tardi ma tutta quella fatica e..soltanto un’ora sott’acqua non mi soddisfa..!! Pazienza..
C’è il rientro verso riva che varrà come un’altra avventura.. salgo in canoa e ho tutto il tempo di guardarmi attorno e ripensare a quel blu..torno con Giuseppe ma parliamo poco, ci sono cose che vanno assaporate in silenzio…ce l’abbiamo fatta..potremo dire d’aver fatto anche questo.
Una bella foto di Pietro dall’alto ci farà sempre ricordare queste giornate fantastiche.










